kiado

metto qui quello che mi pare e piace. sono pigro, indolente e abitudinario
I put here what I want and what I like. I am lazy, sluggish and of fixed habits.
[ maveditu at gmail . com ]

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2012.11.26

ieri sera a cena mio figlio si atteggiava a rapper e, dal nulla, se ne è uscito con uno “yo, justin bieber!” a momenti gli sputo in faccia le orecchiette con le cime. cerco di riprendermi, sorso di vino e chiedo: “e tu che ne sai di justin bieber?” “niente. me l’ha detto davide.” “ecco. da domani sei autorizzato a corcarlo di mazzate, ok? se ti chiede perché, digli che è per il suo bene, ok? ora mangia e non parliamone più. mai più.”

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2012.11.4

adoro talmente il battuto di cipolla, sedano e carota soffritto che mi ci nutrirei a oltranza. e fanculo la socialità.

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2012.10.30

sono andato al cinema a vedere magical mistery tour. sono allibeatles.

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2012.10.9

mio figlio ha otto anni ed è fissato coi cazzo di beatles. fissato nel senso di monotematico, paranoico, al limite del cacaspillismo. se si mette al computer, va a cercarsi i concerti in giappone, negli stati uniti, le interviste, i cartoni animati dei cazzo di beatles. se decide di ascoltarseli, si ascolta gli album interi, pure il doppio white album che francamente faccio fatica a digerire pure io tutto insieme. se prende in mano la chitarra, accenna canzoni dei cazzo di beatles. sa sempre chi canta cosa, chi suona cosa, chi ha scritto cosa. e mentre li ascolta, li disegna: decine di disegnini dei cazzo di beatles sparsi per tutta casa. ho provato a proporgli altro, ma niente. l’altra mattina stavamo facendo colazione e alla radio è passata la notizia del 50° di Love Me Do: “[il brano in sottofondo] Cinquant’anni fa, il 5 ottobre 1962, uscì il primo singolo dei quattro di Liverpool, primo di una lunghissima serie di successi che…” ecco, per dare un’idea del livello di puntarcazzismo raggiunto, mio figlio, fetta di pane burro e marmellata in mano, se ne è uscito con: “Sì, però papà dovrebbero dirlo che son diventati famosi solo nel ‘63 (gnam), nel ‘62 non se li cagava ancora nessuno… eh!

figliolo, t’amo più di ogni altra cosa, ma GHÈTTATI UNA LÀIF!

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2012.10.9

in pausa pranzo sono andato a pescare. due orette. manco un’abboccata. cazzo.

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2012.8.26

mi vedo questo temporale che consulta la sua agenda, per vedere dove deve lavorare nei giorni successivi. è un temporale che aspettano tutti. il primo dopo mesi, quello più carico, potente e potenzialmente devastante. insomma, lui controlla e vede che l’indomani deve scaricare la sua forza sull’italia, che ha già subito diverse ondate di caldo africano. il temporale si eccita, si carica sempre di più, gonfia il petto. poi si ricorda che in italia c’è questa nuova moda di dare i nomi strambi ma evocativi agli eventi atmosferici. ha letto di caronte, caligola e lucifero. nomi di un certo peso, alte pressioni africane che lui non vede l’ora di stemperare col suo carico di pioggia rinfrescante. quindi s’incuriosisce. va sull’internet per vedere quale nome hanno dato a lui, primo temporale estivo, gioia e dolore insieme, violenza di freschezza. e scopre che a lui, quintessenza della perturbazione atlantica, han dato il nome di “beatrice”. il temporale schiaccia il pulsante dell’interfono. “signorina, disdica tutti i miei appuntamenti di domani e chiami il mio avvocato. col cazzo che mi rovescio su quei mentecatti”. si svacca sulla sedia, stivali sulla scrivania, si accende il cubano, sputa sull’italia e la lascia al caldo coi suoi nomignoli di merda. 

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2012.8.8

gli avvenimenti di questi giorni mi hanno ricordato che dai 12 ai 19 anni ho praticato la marcia. l’avevo quasi rimosso. del resto la mia città è famosa nel mondo per a) le sue fabbriche e b) i suoi campioni di marcia. la marcia è uno sport impegnativo, faticoso, doloroso: i chili di vaselina sotto le ascelle e nelle zone inguinali, le decine e decine di chilometri in allenamento, i tempi, i chilometri lanciati, il dolore agli stinchi, alla schiena, agli addominali. e poi la gara, un terno al lotto: tutti i tuoi sforzi potevano essere gettati nel cesso da un giudice che riteneva la tua marcia sbloccata (gamba dietro non tesa) o addirittura saltata (entrambi i piedi non a terra) e per le categorie giovanili i giudici erano inflessibili e per niente indulgenti, forse giustamente. ammonizioni, eliminazione e ciao, alla prossima. ho fatto diverse gare, fino ai campionati italiani, ho corso coi grandi dell’epoca e con quelli che qualche anno dopo avrebbero vinto mondiali e olimpiadi. ero però arrivato all’età in cui la scelta si faceva obbligatoria: la 20 o la 50km? niente più gare da 5, 10, 12, o 15, riservate ai giovani. solo 20 o 50, come quelli veri. siccome già allora ero un culopeso da competizione, optai per il meno peggio, la 20km. alla prima gara mi son ritirato al quattordicesimo, vomitando l’anima sul bordo della strada. e da lì ho detto addio alla marcia. e benvenuto alla droga, naturalmente.

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2012.7.16

in segno di protesta contro la locale processione della madonna del carmine, ho passato un’ora al cesso a guardare l’internez dal telefonino. m’è venuta la cecagna e ho perso l’uso delle gambe per venti minuti buoni. hasta siempre!

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2012.7.5

oggi mi sono fatto circa cinquecento chilometri in auto per recuperare l’orsetto di pezza di mio figlio. se l’era dimenticato alla colonia estiva. sono un eroe. sono un coglione.

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2012.6.24

lo scorso febbraio io e la mia fidanzata abbiamo scritto una mail a tutti i genitori dei bambini in classe di nostro figlio. oggetto della mail era sondare se altri, come noi, avessero intenzione di mandare i propri figli in colonia estiva o campo avventura o vacanza in semiautonomia. una cosa che quando ero pischello io era la norma, fossero state colonie estive comunali o dei dopolavoro delle fabbriche cittadine. la stragrande maggioranza delle risposte ruotava attorno a perentori “ma no! hanno otto anni, è troppo presto!” oppure “due settimane senza la mamma e il papà? non ce la fa”. oltre alla proiezione delle proprie ansie sui figli, mi ha stupito l’eccesso di apprensione e protezione che rischia di privare di opportunità gli gnomi. opportunità di divertirsi, fare esperienze, diventare più autonomi. un piccolo passo verso un distacco che, si voglia o meno, dovrà prima o poi avvenire. tutte belle cose. ecco. domani l’essere umano in via di sviluppo parte per una vacanza di dieci giorni, mare, sole e avventura. e io c’ho un ansia chellévati.

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